L'ESERCITO di PIETRA
Dedicato a Marina Tantooshian
di Etta Lisa Basaldella





Dall'alto, tracciando una linea ideale, appare la forma di un uccello in volo con le ali spiegate, e al centro, un uovo. Ci troviamo nell'Armenia del sud, a Karahundj o Zorats Kar, sito preistorico ubicato a 1770 m., che si estende per 7 ettari, 3 km. a nord della città di Sisian, nella regione del Siunik. Qui sono state rinvenute 204 pietre di oltre 10 tonnellate ciascuna, alte da 50 cm. a 3 m., con la base di 1.50 m. o più, 76 delle quali presentano dei fori levigati nella parte alta del bordo.
Provenienti da una cava ubicata a 4 km. in direzione sud, le pietre, prevalentemente ricoperte da muschi e licheni, sono distribuite lungo due assi ideali, larghi ciascuno da 2 a 10 m.. Iniziando da nord, il primo si estende per 172 m. e ripiega all'estremità verso ovest per altri 40 m., in tutto qui ce ne sono71, 43 con fori. In direzione sud si prosegue per altri 160 m., anche questa parte converge all'estremità verso ovest per altri 40 m., con 69 massi , 27 con fori. L'asse da est a ovest è lungo 20 m. con altre 3 pietre. La forma ovoidale, delineata all'incrocio degli assi, è formata da 39 rocce, che sono distribuite per 37 m. da nord a sud e 43 m. da est a ovest. Alla base di questa figura immaginaria, un altrettanto immaginario disegno ellittico a guisa di arco, costituito da 20 massi, che tende in direzione ovest, dentro al quale sono state rinvenute delle tombe che gli archeologi non ritengono essere state collocate nello stesso periodo dei megaliti.
Ma cosa significa e cosa rappresenta Karahundj o Zorats kar?
In armeno 'kar' vuol dire 'pietra', mentre 'hundj' potrebbe provenire da 'pundj' mazzo ed è simile a henge, che, secondo lo studioso Gerald Hawkins, in inglese in effetti non esiste di per sé stesso, ma che potrebbe ricollegarsi a 'hung' o 'hang' che significa appeso, sospeso, appoggiato. Oppure altra parola armena 'hunchuin' che significa 'voce', quindi riferendosi al concetto delle pietre che cantano, ci si può ricollegare al 21 marzo, quando, a Stonehenge, in Gran Bretagna, è tradizione riunirsi per assistere al sorgere del sole ascoltando il sibilo del vento tra i megaliti. Tornando in Armenia, a circa 30 km. in linea d'aria dal sito, ancor oggi, si trova un villaggio che si chiama Karahundj, probabilmente nell'antichità tutta la zona era denominata così. Ancora, radice comune 'kar' pietra e 'zork' gruppo, insieme, esercito. Quindi il significato potrebbe essere quello di 'pietre appoggiate', 'pietre che cantano' o meglio 'esercito di pietra'.
La prof. Elma Parsamian, astrofisica dell'Osservatorio di Byurakan, riconosciuta a livello internazionale per i suoi studi di astronomia, è autrice della straordinaria scoperta, che risale al 1966, del sito archeologico di Metsamor, vicino a Yerevan la capitale dell'Armenia, uno dei più antichi osservatori astronomici del mondo. Le sue ricerche lo hanno datato tra il 2800 ed il 2600 a.C., anche se è da tener conto, come attestano i ritrovamenti di resti archeologici in situ, che Metsamor era abitato sin dal 3.000 a.C..
La studiosa è giunta alla convinzione che gli Armeni, popolo di viaggiatori e di commercianti sin dai primordi, avendo la necessità di spostarsi per terra e per mare, dovevano conoscere l'astronomia per prendere come punti di orientamento le stelle. A sostegno di questa tesi il rinvenimento di tre piattaforme di osservazione dei corpi celesti, ed in particolare una, di forma trapezoidale, con la parte a oriente più rastremata, sulla cui superficie sono rappresentate 4 stelle. Effettuati i dovuti calcoli, presentati e fatti verificare da colleghi internazionali, la prof. Parsamian è riuscita ad individuare Sirio, la stella più luminosa della nostra galassia, che, a quel tempo, si levava in cielo alle luci dell'alba, persistendo tutto il mattino, in corrispondenza del solstizio d'estate, che per gli antichi abitanti dell'Armenia coincideva con l'inizio dell'anno solare, parimenti al calendario degli Egizi, che dividevano l'anno in 365 giorni. Dopo 4 anni, il sorgere della stella risultava spostato in avanti dal primo al secondo giorno del mese, dopo altri 4, dal secondo al terzo e così via. Per far quadrare i conti aggiungevano un giorno negli anni bisestili.

Le 4 stelle scoperte sulla tavoletta sono state decodificate come 4 rappresentazioni di Sirio stessa nel ciclo di 4 anni.
Questa intuizione è stata la chiave che ha aperto i segreti del cielo agli studiosi dei corpi celesti nell'antichità, i quali, partendo dal sorgere di Sirio, arrivarono così a misurare il tempo, a definire i segni dello zodiaco ed a tracciare la longitudine e la latitudine. Metsamor è, ancor oggi, un libro aperto dell'astronomia e della geometria sacra del passato, con poteri cosmici e mistici.
Alla luce di queste conoscenze, dal 1980 all'83, Elma Parsamian prosegue i suoi studi spostandosi nel sito archeologico di Karahundj, dove perviene alla conclusione che anche questo poteva essere ritenuto un centro astronomico. Nota infatti che le pietre basaltiche poste lungo le ali ideali del sito, sono tutte allineate guardando in direzione ovest, e, osservando i fori, questi risultano perfettamente levigati e misurano dai 7 ai 10 cm. all'esterno, per ridursi a 5 all'interno, e riaprirsi nuovamente dalla parte opposta. Ognuno è rivolto verso un punto diverso dell'orizzonte e del cielo, in corrispondenza soprattutto delle fasi lunari, del sorgere e del calare del sole negli equinozi e nei solstizi, in specifici periodi dell'anno, a guisa di affidabili telescopi. In effetti il sole e la luna, a differenza delle stelle, non essendo coinvolti nella rotazione dell'asse terrestre, continuano ad incrociare l'azimut, che è l'angolo tra il piano verticale passante per l'astro ed il piano meridiano del luogo d'osservazione, mantenendo la stessa posizione nel cielo, di notte. E proprio in base ai calcoli effettuati ed alla posizione delle stelle, la studiosa fa risalire l'esistenza di Karahundj ad un periodo tra il 3000 ed il 2500 a.C. Purtroppo, per mancanza di fondi, non potendo avvalorare questa datazione con la prova del carbonio 14, è stata costretta a sospendere gli studi in loco.
Studi che furono ripresi, tra il 1994 ed il '96, da un altro scienziato, suo collega, Paris Heruni, direttore dell'Istituto delle Misurazioni di Radio Fisica ed inventore del primo radiotelescopio ottico al mondo, che organizza 4 spedizioni sul sito, in coincidenza di equinozi e solstizi, questa volta munito di strumenti di calcolo ed astronomici specifici, accompagnato da cartografi, fotografi e dotato anche di un elicottero, per prendere misure, marcare e catalogare le pietre.
Supportato dai risultati acquisiti dalla prof. Parsamian, il prof. Heruni si spinge oltre arrivando a sostenere che già nel 10.000 a.C. i progenitori degli Armeni, che abitavano l'altipiano, avevano raggiunto un grado di civiltà avanzato per il tempo, tenuto conto che, contemporaneamente, l'Egitto e la Cina erano ancora terre selvagge. Sui monti circostanti, detti 'del Cammello', si trova 'Kareri Tzor', letteralmente ' mare di pietra', una distesa di massi, la cui superficie è ricoperta ancor oggi da petroglifi, che rappresentano figure umane, animali, scene di vita, segni simbolici, tra i quali un cerchio con quattro linee perpendicolari poste in coincidenza dei punti cardinali.
I primi insediamenti a Karahundj lo scienziato li fa risalire al 5.500 a.C., scoprendo nella parte centrale del complesso un 'Tempio del Sole', dedicato al dio Ar, che lo rappresenta, mentre le ali fungevano probabilmente da osservatorio e da università. Si convince, inoltre, che questo luogo di culto pagano abbia subito invasioni di eserciti nemici e danneggiamenti da parte dei primi Cristiani. A tal proposito, si ricorda che nel 301 l'Armenia, prima nazione al mondo, adottò il Cristianesimo come religione di stato, con la conversione del suo re, Tiridate, da parte di Gregorio l'Illuminatore. Paris Heruni, approfondendo le sue ricerche, nota che una pietra è diversa dalle altre ed il suo foro, anziché essere rivolto all'orizzonte, presenta un'apertura che converge verso il centro e punta in direzione del cielo. Guardando attraverso il buco non vede nulla, ma se pone la parte liscia di un oggetto riflettente, come per esempio di ossidiana presente in zona, dove il cunicolo fa una curva di 90°, inquadra lo zenit proprio al di sopra dell'osservatore. Trattasi di un periscopio. Tenendo presente la posizione degli astri in quel dato periodo, considerata l'oscillazione dell'asse terrestre, e fatti i debiti complessi calcoli, lo scienziato perviene alla convinzione che la scoperta scientifica dell'esistenza di due stelle, corrispondenti ad Arturo, nella costellazione del Bootes o del Pastore e Capella, nella costellazione dell'Auriga, rappresenta l'avallo e la conferma della datazione alla quale era pervenuta Elma Parsamian.
Karahundj, primo osservatorio astronomico al mondo, antecedente agli ziggurat di Babilonia ed a Stonehenge? Questa è la sfida che gli archeologi-astronomi armeni hanno lanciato, ai loro colleghi la risposta.



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